Aprire una società in Inghilterra post-brexit: tutto quello che c'è da sapere
Aprire una società in Inghilterra è da sempre fonte di curiosità per molti imprenditori italiani - o aspiranti tali - grazie ai vantaggi fiscali e allo snellimento delle pratiche burocratiche presenti in UK. Ciò che oggi tende a preoccupare, però, è il fattore Brexit.
Risulta ancora conveniente aprire una società nel Regno Unito dopo la Brexit? Per poter comprendere e spiegare pienamente la risposta a questa domanda, è necessario partire dal principio e analizzare nello specifico come si apriva una società nel Regno Unito prima di questo evento. Aprire una società in Inghilterra: prima della Brexit
Le varie società che è possibile aprire nel Regno Unito sono:
Aprie una LTD in Inghilterra
Quella più interessante e appetibile sia per gli imprenditori inglesi che per quelli di tutta l'Unione Europea, resta la LTD. Si tratta anche del tipo di società più comune in Inghilterra. Costituita da azionisti con responsabilità limitata le cui azioni non possono essere vendute in Borsa. Per molti aspetti corrisponde alla SRL italiana.
Costituire questa tipologia di società prima della Brexit offriva numerosi vantaggi, tra cui:
La documentazione necessaria:
1.Il nome della società: è obbligatorio avere nel proprio nome il suffisso "Limited" che inoltre non può- essere uguale a qualsiasi altro nome già iscritto presso la Companies House;
- contenere parole od espressioni ‘riservate' a meno che non si ottenga il permesso; - implicare un collegamento con il governo o con le autorità locali; - essere offensivo. 2. Almeno un amministratore (Director): non può avere meno di 16 anni e non può presentare squalifiche dal ricoprire questa carica. Può essere svolto da qualsiasi cittadino dell'Unione Europea. Il suo compito è quello di assicurarsi della corretta gestione dell’azienda e può esserne anche un azionista. 3. Almeno un socio (azionista/shareholder): è necessario fare una dichiarazione di capitali che includa: - il numero di azioni della società ed il loro valore totale; - i nomi e gli indirizzi di tutti gli azionisti Anche l'amministratore (o gli amministratori) può essere azionista. 4. “Memorandum of Association” (Atto Costitutivo): dichiarazione redatta da tutti i soci riguardante la costituzione della società e la volontà di esserne membri. Al suo interno sono racchiuse tutte le informazioni principali riguardo la società. 5. “Articles of Association” (Statuto): documentazione delle regole della società ( è obbligatiorio che sia accettato dall'amministratore e dagli azionisti). 6. Indirizzo della Società Limited (Registered Address) 7. Certificate of Incorporation (Certificato di Costituzione): al suo interno è riportato il numero di registrazione della Limited. Il documento è necessario per confermare l'esistenza giuridica della società. Tutti questi documenti devono essere redatti in inglese e consegnati presso la Companies House. Una volta consegnata tutta la documentazione, è possibile completare la registrazione online con tempi e costi davvero molto bassi. Una cosa importante da ribadire è che la sede e gli uffici della Ltd devono necessariamente trovarsi in Inghilterra. Aprire una società in Inghilterra: dopo la Brexit
Cos'è cambiato adesso che l'Inghilterra è uscita dall'Unione Europea definitivamente? Non sarà più così facile econveniente aprire una società in UK?
Sono in molti a chiedersi se abbia ancora senso aprire una società nel post Brexit. Cominciamo col dire che per tutte le attività economiche costituite prima della Brexit non cambierà assolutamente nulla. Per tutti coloro che invece intendono aprire un'attività commerciale in Inghilterra dopo la Brexit, qualcosa potrebbe cambiare. Ciò che è certo è che lo stato di costituzione di una società per i non residenti prevede medesime regole sia per i paesi UE che per quelli extra UE. La Ltd non verrà modificata perché è protetta da leggi ben precise. Cosa succede alle 4 libertà fondamentali europee?
In Europa sono 4 le libertà fondamentali, vediamole insieme e analizziamo cosa potrebbe accadere all'Inghilterra adesso che non fa più parte dell'UE:
È importante sottolineare anche un quinto principio, altrettanto importante: il principio di non discriminazione il quale afferma che nessuno Stato membro può discriminare persone fisiche o giuridiche quando effettuano spostamenti o transazioni commerciali da uno stato all'altro. Nel corso del tempo questo principio è diventato molto importante per opera della Corte di Giustizia Europea e sarà una grande limitazione per l'UK non poterlo più applicare nel proprio paese. Cosa succede alle agevolazioni di Stato dopo la Brexit?
In UE è attualmente presente il Divieto agli aiuti di Stato che prevede l'impossibilità di agevolare eccessivamente i residenti per evitare di alterare la concorrenza. Le imprese residenti degli stati non possono dunque ottenere più di determinate agevolazioni per evitare di alterare la concorrenza sul Mercato Unico Europeo.
L'Inghilterra adesso non è più soggetta a questa limitazione, che sicuramente risulta essere un bene per tutte le imprese residenti in UK che potrebbero d'ora in poi usufruire di maggiori agevolazioni. C'è però da ricordare un'altra cosa altrettanto importante: il Regno Unito fa ancora parte dell'OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) e dunque è sempre e comunque soggetto a delle regole. Come funziona l'IVA in Inghilterra dopo la Brexit?
Gli imprenditori che hanno una società in Inghilterra (UK sellers) con la Brexit perdono le soglie per la vendita a distanza, per tutte le attività online (e-commerce, dropshipping, ecc...) ma questo non è da considerarsi uno svantaggio visto che da luglio 2021 queste soglie verranno perse da tutte le imprese anche non UK. Questo vale a dire che, tutte le aziende (l'Inghilterra già da gennaio 2021) sono dovute a identificarsi obbligatoriamente in tutti i paesi in cui vendono beni e servizi.
Sempre gli UK sellers sono dovuti a rivolgersi a un rappresentante fiscale per l'apertura regolare di una partita IVA per vendere in Inghilterra. Stessa cosa vale per i venditori europei che intendono vendere in Inghilterra. Va inoltre ricordato che, se si vende per un totale superiore a 70.000,00 GBP c'è l'obbligo di aprire una partita IVA in UK. Per tutti coloro che non superano questa soglia, c'è la possibilità di operare come all'interno di un regime forfettario senza addebito di aliquota al 20%. Laddove un venditore europeo decidesse di aprire la partita IVA nel Regno Unito, non sarà obbligato a rivolgersi a un rappresentante fiscale per farlo. Questo sicuramente rappresenta una bella agevolazione in termini di costi. Adesso che il Regno Unito è ufficialmente uscito dall'Unione Europesa non si può fare a meno di parlare di Importazione. Anche questo, ovviamente, in termini di tassazione, porterà dei cambiamenti. Aprire una società in UK e lavorare in Italia conviene?
Quando gli imprenditori italiani - o aspiranti tali - mi contattano per ricevere maggiori informazioni sull'apertura di una società all'estero, uno dei loro obiettivi è quello di risparmiare sulla tassazione italiana.
L'idea iniziale comune è quella di registrare sede legale in uno stato estero (in questo caso in Inghilterra) e risparmaire sulle tasse del proprio business. Mi dispiace ma non funziona così. Come ho già avuto modo di spiegarti in molti precedenti articoli, per risparmiare sul fisco italiano non basta registrare la propria società in Company House! Aprire una società in UK e lavorare in Italia non è illegale ma per farlo dovrai necessariamente pagare le imposte sia in Inghilterra che in Italia. Se si tratta di un lavoro svolto prevalentemente in UK e saltuariamente in Italia, allora la tassazione sarà applicabile solo nel paese in cui è presente legalmente la società. Gravissimo è invece il caso di un imprenditore che vive e lavora in Italia ma ha aperto la società in Inghilterra e intende pagare le imposte UK per un lavoro che non viene svolto in quel paese. In questo caso siamo davanti a un problema di esterovestizione che può sfociare in gravissime e salatissime sanzioni (che prima o poi arrivano sempre). Costituire una Ltd inglese e operare in Italia è legale ma dovrai saperlo fare con coscienza e professionalità. Laddove la tua fosse a tutti gli effetti una stabile organizzazione di società estera in Italia, non c'è dubbio che perderesti la maggior parte dei vantaggi fiscali inglesi e saresti obbligato a lavorare con una filiale italiana nonostante l'apertura della società in Inghilterra. Tasse a parte, è bene sottolineare l'immenso vantaggio di cui dispone l'Inghilterra dal punto di vista di sburocratizzazione, snellezza amministrativa societaria e responsabilità patrimoniale. Anche per questo motivo è una meta a cui gli imprenditori esteri guardano con particolare attenzione. Ci tengo anche a ricordare che la stabile organizzazione estera in Italia detiene una maggiore facilità operativa rispetto alla tradizionale SRL. La sua uscita dal Regno Unito certamente avrà complicato in parte le cose, ma sotto molti altri punti di vista potrà renderle ancora più facili da gestire. Qualora avessi intenzione di aprire una società in Inghilterra, bada bene al modo in cui lo fai. Nulla è impossibile, l'importante è farlo bene. Affidati a dei professionisti che possano guidarti e supportarti nell'apertura della società evitando di farti incorrere in problemi o rischi (che posso assicurarti si vedono solo con il tempo). Se avessi bisogno di ulteriori informazioni per comprendere ancora meglio come aprire la tua Ltd inglese, soprattutto in questo delicato momento relativo alla Brexit, compila il form e mettiamoci subito in contatto!
1 Comment
10/3/2022 04:59:37 pm
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June 2021
AuthorAfter moving back to Italy from the United States in 2013, I realized how much an accounting and tax firm was needed to help expats living in Italy to comply with the local tax regulations. |

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